Elisabetta Bini – La potente benzina italiana

Guerra fredda e consumi di massa tra Italia, Stati Uniti e Terzo Mondo (1945-1973)

Rigorosa ricostruzione storica degli avvenimenti che portarono alla nascita dell’ENI, nel 1953, e dei rapporti di forza che s’instaurarono tra l’Italia e gli Usa, da un lato, e i produttori di petrolio e gas, dall’altro. Elisabetta Bini segue passo passo le azioni di Enrico Mattei, prima come liquidatore dell’Agip (che non liquidò affatto) e poi come fondatore e deus ex machina dell’intero comparto energetico italiano fino alla sua morte, avvenuta, come sappiamo, per un attentato nel 1962, quando l’aereo su cui viaggiava cadde a Bascapè, alle porte di Milano. La presenza di Mattei, come è naturale che sia, è fortemente presente per quasi tutto il libro: come fondatore dell’ENI, come manager capace di stringere rapporti proficui e duraturi con i Paesi produttori di petrolio (soprattutto Iran, URSS, Marocco, Libia, Algeria), come patriota e convinto assertore dell’indipendenza energetica dell’Italia rispetto agli Usa, come uomo capace di ricontrattare i trattati, a vantaggio dei Paesi produttori, e di portare nelle loro casse il 75% dei profitti invece del 50%, come invece fino ad allora il mercato petrolifero internazionale concedeva nei loro accordi; e infine come ideatore della rivista interna chiamata Il Gatto selvatico (1955-1965), a cui collaborarono scrittori e poeti del calibro di Eugenio Montale, Carlo Emilio Gadda, Giuseppe Ungaretti, Natalia Ginzburg, ecc. Anche nel campo della cinematografia l’azienda non si fece mancare nulla. Infatti in quegli anni, per realizzare i svariati documentari dell’operato dell’ENI, soprattutto nel Mezzogiorno, ma anche in Africa e in Medio Oriente, furono chiamati registi come Giuseppe Bertolucci, Gilbert Bovay, Paolo e Vittorio Taviani. 4132A020-5DE2-4342-8E18-0A02E2C0D9A0

Molto suggestivo e approfondito è il capitolo dedicato alla guerra e all’evoluzione delle locandine pubblicitarie, prima prendendo in esame quelle dell’Agip (azienda statale nata nel 1926) fino al 1945, e poi dell’ENI e il confronto di significati e prospettive con la pubblicità del più agguerrito e diretto competitore dell’ESSO in Italia. Così come ampio spazio viene dato alla raffineria petrolchimica costruita a Gela (1960) dall’ENI e ai rapporti tra gli abitanti e i politici del luogo, che speravano in una crescita esponenziale dell’occupazione, e i dirigenti dell’azienda energetica. Il rapporto fu costellato da conflitti e incomprensioni, ma anche da piccoli spiragli di luce e di occupazione. Molta importanza ebbe la scuola interna, si potrebbe oggi chiamare un master post universitario, che l’ENI istituì nel 1957 e che chiamò Scuola di studi superiori sugli idrocarburi. La scuola fu voluta fortemente dal vicepresidente dell’ENI Marcello Boldrini (vicepresidente fino al 1962 e poi presidente fino al 1967), economista e accademico di fama mondiale. La scuola ebbe un’importanza strategica per formare le classi dirigenti dei paesi con i quali l’ENI firmava accordi, per riportare le testuali parole dell’autrice. L’idea di fondo fu quella di legare i giovani di quei Paesi con l’ENI e di conseguenza con l’Italia. Furono chiamati a insegnare professori stranieri di fama mondiale, furono invitati intellettuali e poeti nei dibattiti sulla modernizzazione, permettendo alla scuola di divenire uno strumento di diplomazia culturale nei confronti del Terzo mondo. Questa politica sul lungo termine ha pagato. Se l’Italia è riuscita a mantenere degli ottimi rapporti con alcuni Paesi, come per esempio l’Iran e l’Algeria, nonostante gli stravolgimenti politici avvenuti in questi Stati, lo si deve a questa lungimirante politica di collaborazione culturale e scientifica. L’ENI si premurò di preparare giovani ingegneri, economisti, tecnici e geologi capaci di rendere la loro Patria di provenienza indipendente dal punto di vista tecnico dalle aziende occidentali da cui dipendevano i loro introiti economici. Forse oggi ci sarebbe qualcosa da imparare da questo modello. Infine Boldrini diede molta importanza alla cultura umanistica, oltre a quella scientifica. Fu contrario a un’iperspecializzazione in campo tecnico e propose corsi di studi di cultura generale, a completa scelta dello studente, per preparare meglio i giovani a capire il mondo in cui vivevano. Inoltre gli esami formali furono aboliti nella sua scuola, promuovendo la discussione tra insegnanti, allievi e assistenti. Insomma, a dire poco una scuola completamente rivoluzionaria per i suoi tempi e anche per i nostri.

Enrico Mattei, e di conseguenza anche l’ENI, fu un convinto assertore della modernizzazione dell’Italia, avviandola e accompagnandola nella società dei consumi. Cercò in tutti i modi di dare all’Italia un volto nuovo, moderno, al passo con i tempi, con una politica indipendente e forte, con partner stranieri su cui contare e con cui collaborare a lungo termine. Nel fare ciò pestò troppi piedi ben piantati per terra e questo gli fu fatale. Forse fu anche un corruttore come scrisse il giornalista Indro Montanelli, ma lo fu per il bene della sua Patria e del benessere comune, anche di quello dei Paesi poveri da cui comprava il petrolio. Purtroppo non si può dire la stessa cosa di Montanelli, visto le frequentazioni fin troppo assidue con l’ambasciata americana e da lì si spiega la sua brutale campagna di demonizzazione che portò avanti contro Mattei. Il giornalista non difese certo gli interessi italiani, a differenza di Mattei e dell’ENI.

Bini, Elisabetta, La potente benzina italiana. Guerra fredda e consumi di massa tra Italia, Stati Uniti e Terzo mondo (1945-1973), Roma, Carocci Editore, 2013, pp. 271. 

 



Categorie:Ambiente, Arte, Curiosità varie, Economia, Geopolitica, Libri, Politica, Società, Storia

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