Daniel Farson – Francis Bacon

Quando sarò morto, mettetemi in un sacco di plastica e gettatemi nella fogna

Francis Bacon

 

Francis Bacon nasce a Dublino nel 1909 da genitori inglesi. L’infanzia di Bacon a Dublino, per quanto agiata, non è delle più facili. Si ritrova a vivere con due genitori sostanzialmente freddi e distaccati, ma nonostante ciò sviluppa un affetto sentito verso la madre. Giovanissimo lascia l’Irlanda per Londra, dove si arrabatta con mestieri di qualsiasi tipo. Il padre, all’età di 18 anni, lo affida a un amico di famiglia affinché ne faccia un uomo. Siamo nel 1927. L’amico porta Bacon con sé a Berlino, nella Germania in crisi e a pezzi di Weimar, e subito dopo approdano prima a Monaco e poi a Parigi. A Parigi Bacon vede dei quadri di Picasso, colpito e ammirato, decide di iniziare a dipingere. Dopo qualche anno passato nella capitale francese torna a Londra.

Des Moines Art Center – Des Moines, Iowa

Daniel Farson, grande amico dell’artista, descrive molto bene la vita di Bacon e degli altri artisti londinesi nei bassifondi della città. Il quartiere di Soho, con tutti i suoi pub e club, diventa il fulcro di Bacon e compagni. Tra gli anni Quaranta, Cinquanta, Sessanta e anche oltre il French Pub, il Wheeler (ristorante) e il Colony Club vengono frequentati assiduamente da Bacon. Anche altri locali della zona e non solo vengono frequentati. In questo periodo l’artista si divide in gozzoviglie e avventure omosessuali, ma questo non gli impedisce di creare grandi opere, come per esempio: Studio dal ritratto di Innocenzo X, Head c. 1949, Crucifixion, solo per citarne alcuni. Inizialmente i suoi quadri sono considerati mostruosi, disfattisti, pessimisti e violenti. Il Primo ministro inglese di allora Margaret Thatcher disse di lui: Un uomo orrendo che dipinge quadri orribili. Ma Bacon non se ne preoccupava, perché preferiva gli insulti agli elogi.

Collezione privata

I suoi quadri, dopo qualche tempo, vengono notati e acquistano sempre più valore, come la statura dell’artista. Ma la sua vita sentimentale-sessuale è sempre più travagliata e segnata da lutti: un suo amante-amico-nemico, Peter Lacy, muore a Tangeri, in Marocco, alla fine degli anni Cinquanta (in quegli anni Tangeri era diventata una meta molto frequentata da artisti omosessuali e non solo. Non mancavano Truman Capote, Gore Vidal, William S. Burroughs, Christopher Isherwood e Paul Bowles, che addirittura vi morì); nel 1972, un altro amante di Bacon, George Dyer, si toglie la vita a Parigi durante una presentazione dei suoi quadri.

Il suo ultimo amante è uno spagnolo di nome Louis Capello, tuttavia la persona più importante della sua vita è stata John Edwards, un ragazzo che aveva quarant’anni meno di lui e completamente analfabeta e a cui Bacon lascia tutto dopo la sua morte. Edwards muore nel 2003, in Thailandia, a soli 53 anni.

Nel 1992, Bacon parte da Londra per raggiungere Madrid. Vuole incontrare il suo amante -compagno Capello. Nella capitale spagnola si ammala di polmonite. La polmonite legata alla sua forte asma, problema che si trascina da tempo, lo porta alla morte una settimana dopo in ospedale, dove nel frattempo era stato ricoverato. Muore completamente solo.

Da questo libro traspare una figura complessa e difficile da decifrare, come spesso capita a tanti grandi artisti. Carmelo Bene amava dire sempre che l’arte deve essere incomunicabile, indecifrabile; deve trovarsi a un livello superiore in cui nulla va spiegato.

 

Farson, Daniel, Francis Bacon. Una vita dorata nei bassifondi, Monza, Johan&Levi, 2011. 



Categorie:Arte, Curiosità varie, Filosofia, Libri, Società

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