Michail Gorbacëv – Ogni cosa a suo tempo

Un libro interessante per capire gli eventi del mondo russo e mondiale degli ultimi 60 anni circa. Il libro possiede sostanzialmente due piani diversi, ma intrecciati nello stesso tempo.

Nella prima parte del libro appare preponderante l’aspetto umano e familiare della vita di Michail Gorbacëv: la narrazione della sua infanzia e adolescenza vissute durante la Seconda guerra mondiale e l’occupazione, anche se temporanea, della regione caucasica di Stavropol’ da parte dei nazisti, regione in cui è nato e cresciuto. Dopo la guerra, a cui anche il padre prende parte, Gorbacëv si divide tra lo studio e il lavoro nei campi con la sua famiglia. Dopo il diploma decide di trasferirsi a Mosca per studiare all’Università statale, laureandosi in legge. Qui conosce la sua futura moglie, Raisa, con cui resta legato per tutta la vita, fino alla morte di lei, a causa di un tumore, nel 1999. Il ricordo di sua moglie è costantemente presente, commosso, pieno di amore e nostalgia. Sono pagine davvero struggenti e piene di affetto, in cui, talvolta, non si dà pace per la morte prematura di Raisa, a soli 67 anni. In questo periodo della sua vita si intrecciano gli aspetti privati, come per esempio arrivare a fine mese in una città come Mosca e la vita pubblica, tutta incentrata all’interno del partito comunista. Anche la moglie, laureata in filosofia, fa una gran fatica a trovare un lavoro nel suo ambito. Bisogna considerare che Gorbacëv ha solo 22 anni quando decide di sposarsi e la moglie, Raisa Titarenko, 21 anni. Altri tempi, altri uomini e donne.

La seconda parte del libro si concentra, invece, sulla carriera politica di Gorbacëv. Lui entra molto presto negli ingranaggi del partito. Dapprima come segretario del Comitato del Komsomol all’Università e successivamente, dopo una breve parentesi in procura, occupandosi soprattutto di agricoltura e allevamento (condizione che già conosceva molto bene per essere nato e cresciuto in un contesto simile) come primo segretario del Comitato territoriale del Komsomol. La sua occupazione maggiore è quella di girare per i vari Kolchoz (fattorie collettive) dell’URSS. Girando per l’Unione Sovietica scopre che il paese è poverissimo, nonostante fossero passati 10 anni dalla fine della guerra. Scrive rapporti e raccoglie le lamentele della gente, stanca e affamata. Proprio in quegli anni, al XX congresso del Pcus del 1956, a ciel sereno, scoppia la bomba Stalin, dopo l’intervento di Nikita Chruscëv sul culto della personalità. Molti rimangono increduli e sbigottiti di fronte ai crimini perpetrati da Stalin, ancora considerato un’entità quasi divina. Nello stesso anno scoppia la grana ungherese e il nuovo Segretario generale del PCUS, cioè lo stesso Chruscëv, decide di mandare i carri armati per sedare la rivolta. Il blocco sovietico è in fermento. I sovietici mandano nello spazio il primo uomo, danno il via a opere di ingegneria, per opere militari e civili, grandiose. La chimica entra prepotentemente in agricoltura che nel corso degli anni reca danni gravissimi al terreno e alle coltivazioni, oltre che alle persone. Dopo la rimozione di Chruscëv, nel 1964, viene eletto Segretario Leonid Breznev, che conserva la carica fino al 1982, anno della sua morte. Il periodo di Breznev viene definito decadente e corrotto. Breznev, nonostante gli stesse a cuore la sicurezza alimentare e industriale, non riesce a fermare l’evidente crisi economica e morale dell’Unione Sovietica. Nel frattempo Gorbacëv entra nell’entourage politico fino a divenire membro effettivo del Politburo. Dopo la morte di Breznev e dei due suoi successori, prima Jurij Andropov (1982-1984) e dopo Konstantin Cernenko (1984-1985), viene lui stesso eletto Segretario Generale del PCUS (1985-1991).

Gli anni che vanno dal 1985 al 1991 sono sicuramente le pagine più interessanti dal punto di vista politico. La perestrojka (ristrutturazione) e la glasnost (trasparenza) intraprese dal nuovo presidente per rivitalizzare e democratizzare la società sovietica portano alla dissoluzione della stessa in pochissimi anni. Quando si aprono le gabbie degli animali non escono solo agnelli, ma anche lupi e iene. Il percorso di Gorbacëv per liberale la società russa dai vari lacci soffocanti del passato è strumentalizzato da personaggi come Boris El’cin, legato a doppio filo con gli Usa e la CIA, e da radicali di tutte le risme. Ciò che sarebbe dovuto evolversi nel giro di 20-30 anni, viene fatto dagli ultra liberali in 2-3 anni, con tutte le conseguenze e i disastri provocati dal punto di vista sociale ed economico. Un Paese intero svenduto agli americani e al F.M.I. (fondo mondiale internazionale). Gorbacëv cerca in tutti i modi di salvare l’unità dell’Unione Sovietica messa in pericolo da El’cin e dal suo partito, Russia democratica; e per questo viene indetto anche un referendum nel marzo del 1991, in cui vincono i no alla dissoluzione, ma ciò nonostante il 25 dicembre 1991 Gorbacëv, ormai impossibilitato a fare alcunché, rassegna le dimissioni come Presidente dell’URSS, dichiarando di fatto il dissolvimento dell’unità nazionale.

L’URSS non esiste più. Un mondo è finito, un’epoca si è conclusa. El’cin (già eletto presidente della Russia nel 1990) e i suoi accoliti esultano dopo che per anni hanno fatto propaganda contro l’unità e contro gli altri Stati parassiti facenti parte dell’Unione Sovietica che, a parer loro, hanno succhiato il sangue al popolo russo. La propaganda demagogica e nazionalista infetta la maggior parte degli animi dei popoli slavi, baltici, turchi e caucasici. Michail Gorbacëv è ostracizzato e considerato il fautore di tutti i mali possibili. Sicuramente un errore grave lo ha fatto ed è stato quello di appoggiare e promuovere la carriera politica del comunista massimalista Boris El’cin.

Gorbacëv, Michail, Ogni cosa a suo tempo, Venezia, Marsilio, 2013. 



Categorie:Libri, Politica, Storia

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