Adolf Hitler – Il mio testamento politico

Trapianta un tedesco a Kiev, e rimarrà un tedesco perfetto. Ma trapiantalo a Miami e farete di lui un degenerato… in altre parole, un americano.

Adolf Hilter

In questo libro troverete gli ultimi pensieri di Adolf Hitler prima del tracollo finale. Con la prefazione del professore Giorgio Galli, che bene inquadra gli anni del nazismo e del suo rapporto con l’esoterismo, il libro raccoglie i pensieri di Hitler dal febbraio all’aprile del 1945. In tutto si tratta di XVIII note. Le note furono trascritte da Martin Bormann all’interno del bunker in cui si trovavano, chiusi nei mesi finali del Terzo Reich. Bormann in quel periodo venne nominato da Hitler come suo successore a capo del partito e suo esecutore testamentario. Veniamo al contenuto. Cosa disse Hitler? Quali pensieri espresse prima del crollo? 9400F955-DEC7-4604-9D37-932BE1DE8CB4

Fin dalla prima nota, del 4 febbraio 1945 (l’ultima sarà del 2 aprile), Hitler si scaglia contro Winston Churchill e gli ebrei che, secondo lui, lo dominano completamente, non permettendo alla Gran Bretagna di scendere a patti con la Germania, creando in questo modo quella agognata alleanza nordica che avrebbe dominato l’Europa e il mondo; costituendo inoltre un forte baluardo in chiave anti sovietica. Sempre nella stessa nota, Hitler fa un excursus storico sulla situazione inglese all’epoca di Napoleone, facendo i dovuti distinguo tra il risoluto Pitt, contro Napoleone, e l’ubriacone mezzo-americano Churchill. Imputa al debole Primo ministro inglese di aver girato le spalle alla Germania, tradendo in questo modo il vincolo di sangue nordico, alleandosi con la debole Francia, nazione latina che come l’Italia erano state sconfitte dalla Germania e dalla stessa Inghilterra. In questo i popoli latini avevano dimostrato ai suoi occhi di essere deboli e quindi non meritevoli di cotanto rispetto.

Nelle altre note alcuni temi si ripetono e sono spesso ricorrenti: la debolezza delle nazioni latine, il tradimento degli italiani e la loro impreparazione militare, la fiducia mal riposta nell’alleato italiano che ha solo danneggiato la Germania e soprattutto l’operazione Barbarossa, cioè l’attacco contro l’Unione Sovietica, che a detta di Hitler fu rimandata di oltre un mese per salvare gli italiani dall’assurda avventura greca, voluta da Mussolini per rincorrere l’alleato germanico; la mancanza di fiducia totale e disprezzo verso la Francia (già espresso nel Mein Kampf  e che mai ritrarrà), che reputa infida, piena di odio contro la Germania, pericolosa e completamente inaffidabile per i tedeschi, le recriminazioni contro la Spagna per non avere permesso alle truppe germaniche di attaccare la britannica Gibilterra e la politica suicida di Franco contro il suo stesso popolo, l’orgoglio di razza e la Germania come baluardo dell’Europa intera, unita e solidale sotto un unico governo, il disprezzo verso Franklin Delano Roosevelt e la sua cricca ebraica, l’odio contro gli ebrei, i comunisti e gli slavi e infine il concetto geopolitico del lebensruam, cioè del sacrosanto e fondamentale diritto dei tedeschi di avere il proprio spazio vitale ad Est, conquistando e colonizzando di tedeschi le terre fino agli Urali. Bisogna infine dire che verso Benito Mussolini esprime sempre parole di affetto e gratitudine, nonostante le scelte sciagurate da lui intraprese senza il suo consenso (Hitler avrebbe voluto che l’Italia restasse fuori dalla guerra e neutrale), considerandolo l’ultimo degli antichi romani e in definitiva esprime anche un certo affetto verso l’Italia. Egli la chiama la sua debolezza e si rammarica di non essere stato sufficientemente duro, quando avrebbe dovuto, con gli italiani. In conclusione, e non sarebbe stato difficile prevederlo, preconizza l’ascesa mondiale degli USA e dell’URSS nei decenni a venire.

Hilter, Adolf, Il mio testamento politico, s.l., BUR Rizzoli, 2016, pp. 151.



Categorie:Antropologia, Curiosità varie, Economia, Geopolitica, Libri, Politica, Società, Storia

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