Robi Ronza – Come rane in un pozzo. Le nuove Vie della Seta

Il testo qui presente fu pubblicato per la prima volta nel 1984, quando ancora in Occidente non si parlava delle nuove Vie della Seta. Il giornalista e scrittore Robi Ronza pubblicò questo lavoro, con la prefazione di Tiziano Terzani, in piena guerra fredda in corso. Negli Usa il presidente era Ronald Reagen, mentre in Unione Sovietica si chiudeva la breve parentesi di Jurij Vladimirovič Andropov (1982-1984) e si apriva l’altrettanto breve periodo di potere di Konstantin Ustinovič Černenko (1984-1985) e prima che al potere salisse Michail Seergevič Gorbačëv. BE976523-CA72-4CF3-BE0D-3EA8B08CE56A_1_201_a

È interessante constatare che Ronza già nel 1984 considerasse l’Unione Sovietica una superpotenza regionale, euro-asiatica – concetto ripreso qualche anno fa dal presidente degli Stati Uniti Barack Obama, scatenando le ire russe –  e gli Usa una superpotenza mondiale. Nonostante l’URSS avesse una sua moneta, il rublo, era comunque costretta a commerciare in dollari, esattamente come qualsiasi altro Paese del mondo. L’idea delle nuove Vie della Seta, scrive Ronza, venne per unificare la Germania, tramite l’indispensabile passaggio attraverso l’Unione Sovietica, e soprattutto il Giappone e quindi non, come oggi, la Cina. Fu ideata per unificare le potenze industriali e militari terrestri eurasiatiche, in primis Germania e URSS, con l’altra superpotenza tecnologica, il Giappone. La Cina non si era ancora affacciata come superpotenza economica, anche se le avvisaglie c’erano già tutte e lo stesso discorso si può fare per l’India. La Cina, almeno in quel periodo, fu vista come un enorme serbatoio di persone, un Paese con una quantità smisurata di manodopera a basso costo, che poteva essere sfruttata e messa al servizio delle ben più tecnologiche e avanzate economie della Germania e del Giappone. Le nuove Vie della Seta furono ideate per rafforzare l’unione euro-asiatica da un lato, e dall’altro per contrastare la superpotenza nordatlantica degli Stati Uniti. Quest’ultimi ereditarono lo scettro dall’Inghilterra, rafforzando la loro influenza tra le due guerre mondiali ed esplodendo come superpotenza planetaria (in parte mitigata dall’URSS) dopo la Seconda guerra mondiale.

Leonid Il’ič Breznev (1964-1982), Segretario generale dell’Unione Sovietica, fece costruire un nuovo tratto della ferrovia transiberiana (BAM), della lunghezza di 3146 chilometri, per agevolare il progetto di questa ipotetica unione tra Occidente (soprattutto Germania) e Oriente (Giappone, poi Cina e altre nazioni minori). Gli Stati Uniti fecero – e continuano tutt’oggi a fare, basti pensare all’intervento in Ucraina – di tutto per impedire questa unione geopolitica tra Europa e Asia, seguendo le indicazioni di studiosi di geopolitica del passato (Halford Mackinder, inglese, Alfred Mahan, americano, e Zbigniew Brzezinski, polacco ma di nazionalità americana). Per fare un esempio, la politica di avvicinamento del cancelliere Helmut Schmidt (1974-1982) verso Est, chiamata Ostpolitik, fu osteggiata dall’amministrazione Reagean, che fece forti pressioni sul Partito liberale tedesco affinché smettesse di appoggiare il governo socialdemocratico guidato da Schmidt. Nel 1982, infatti, venne eletto cancelliere il filo atlantista democristiano Helmut Kohl.

Ronza scrive nel libro che solo tre volte fu sfidata l’egemonia nordatlantica dell’Inghilterra, prima, e degli USA, poi: dalla Francia di Napoleone tra il 1798 e il 1815, dalla Germania, nella Prima guerra mondiale e infine sempre dalla Germania (con l’Italia e altre nazioni minori) durante la Seconda guerra mondiale. Come finì in tutti e tre i casi lo sappiamo tutti. Concludo riportando un’analisi molto acuta e interessante riguardo alla Francia. Ronza scrive:

la Francia era il paese nordatlantico europeo geograficamente più favorito nella corsa alla egemonia mondiale. Senonché ebbe storicamente la sfortuna di formarsi attorno a Parigi, e di subirne poi l’attrazione in misura crescente ed irreversibile. E Parigi ha condotto la Francia lontano dal mare, a logorarsi in uno sterile secolare antagonismo con la Germania. 

infine, seguendo sempre le parole di Ronza, se la Francia avesse avuto la sua capitale a Bordeaux e quindi sulla costa atlantica del Paese, probabilmente avrebbe avuto buone possibilità di divenire la prima potenza mondiale al posto dell’Inghilterra. Analisi profonda e assai stimolante.

Mi fermo qui perché non voglio svelarvi tutto il libro. È un saggio di storia, geografia, politica e geopolitica scritto nel 1984 e ripubblicato senza aggiunte o decurtazioni nel 2019. Per alcuni versi il libro è visionario per l’epoca in cui uscì ed è interessante constatare che le nuove Vie della Seta sono state recentemente portate avanti con estrema aggressività dalla Cina e non dal Giappone e dalla Germania, come assunto nel libro. Nemmeno l’autore del saggio, nel 1984, s’immaginava una cavalcata così poderosa e potente da parte dell’Impero di Mezzo. E invece c’è stata e oggi la grande partita per l’egemonia mondiale si gioca proprio tra la Cina e gli Usa, Paese quest’ultimo più che mai indebolito da divisioni interne sempre più incancrenite e pericolose. Il Covid-19 e la conseguente nuova crisi economica mondiale fanno il resto.

Ronza, Robi, Come rane in un pozzo. Le nuove Vie della Seta, Milano, Jaca Book, 2019, pp.  109. 

 



Categorie:Economia, Geopolitica, Libri, Politica, Società, Storia

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