Giuseppe Mistretta – Le vie dell’Africa

È uscito un libro molto interessante e scevro da prese di posizioni ideologiche, comportamento che ammorba il nostro dibattito pubblico su quasi qualsiasi argomento, che descrive in maniera semplice e concisa l’Africa di oggi e quella che potrebbe essere in futuro. L’autore del libro è stato ambasciatore dell’Italia in Angola e in Etiopia ed è attualmente direttore per l’Africa Sub-sahariana presso il ministero degli Esteri e della Cooperazione internazionale. Quindi l’autore di questo saggio è più che autorevole per descrivere, avendolo egli visto con i suoi occhi, i cambiamenti in corso nel continente africano, sia dal punto di vista economico che sociale e culturale; tuttavia senza dimenticare l’aspetto geopolitico, oggi più che mai importante, che vede contrapposte e talora collaborare le vecchie e nuove potenze mondiali e regionali.

L’Africa è composta da cinquantaquattro Stati, ultimo dei quali è il Sud Sudan, divenuto indipendente nel 2011 (ma nel quale vige ancora una guerra civile) e la sua popolazione attuale è di 1,3 miliardi di persone. Nel 2050 si prevede che la sua popolazione aumenterà fino a toccare i 2,5 miliardi, un quarto della popolazione mondiale. Inoltre, tra circa vent’anni l’Africa avrà una forza lavoro maggiore della Cina. Leggendo questi dati si capisce subito quanto sarà importante l’Africa nel contesto economico mondiale. Già adesso ci sono Paesi che stanno crescendo, ormai da anni, a tassi del 4-5 per cento e anche di più all’anno. Gli abbonati alla telefonia mobile aumentano ogni anno di più, generando un giro d’affari di miliardi di dollari. Si costruiscono ponti, strade, ferrovie e grattacieli in ogni angolo del continente, come mai si era visto prima. La Cina, in questo settore, la fa da padrona e nell’ultimo decennio ha investito nel continente qualcosa come 136 miliardi di dollari. Ciò ha provocato un forte indebitamente di molti Stati africani nei suoi confronti, e dando in questo modo alla Cina un fortissimo potere di ingerenza nei loro affari interni e nell’accaparrarsi di minerali importanti come il coltan e di metalli quali l’oro e l’uranio. Anche l’UE, la Russia, gli Stati del Golfo, la Turchia e anche l’India, stanno investendo moltissime risorse in Africa. Sembra quasi una rincorsa a chi arriva primo, nella previsione che il continente crescerà moltissimo nei prossimi anni (aspetto del quale Mistretta mette in guardia: infatti, rispetto ai facili entusiasmi di molti commentatori, il processo non sarà per nulla facile e indolore. L’Africa soffre di una corruzione quasi endemica, di sacche di povertà ancora diffuse e raccapriccianti, di una crescita demografica che non potrà essere assorbita dal mercato del lavoro, di guerre etniche e religiose e per ultimo, ma non per importanza, dei devastanti cambiamenti climatici). Insomma, il quadro ha sfumature rosee e altre piuttosto grigie. 524DB49A-CB02-4EF4-BD0C-151BCF1F0C21

L’Italia ha la possibilità, in questo intricato e difficile puzzle, di inserirsi forte del suo ruolo riconosciuto di non perseguire strategie nascoste e di pura volontà di potenza. L’Italia, infatti, ha un’antica e consolidata serie di rapporti con l’Africa, sia per la sua posizione geografica, in mezzo al Mediterraneo, sia per i suoi antichi commerci con il Nord Africa, oltre alle sue vecchie colonie africane di Somalia, Eritrea, Libia ed Etiopia. Mentre la Cina non entra mai nelle questioni politiche degli Stati africani, così come la Russia e gli Stati del Golfo, l’Italia spesso chiede una buona governance prima di instaurare rapporti economici e un piano di aiuti e prestiti. Questo, come scrive Mistretta, allunga i tempi e certamente non ci avvantaggia rispetto ai competitori cinesi e di altre nazioni meno interessate agli aspetti politici e sociali. È comunque bello constatare che l’Italia mantiene tuttora degli ottimi rapporti con molti Stati africani e, nonostante l’attuale debolezza del nostro Stato, resta ancora un punto di riferimento per alcune nazioni africane. Infine, mentre la Salini-Impregilo sta terminando di costruire la più grande diga del continente africano in Etiopia, lo sbarramento sul Nilo Azzurro chiamato Gerd (Grand Ethiopic Renaissance Dam), l’ENI risulta essere il terzo investitore mondiale in Africa. La diga in costruzione in Etiopia dimostra la fame di energia elettrica di un Paese che sta crescendo a tassi elevatissimi (del 7,7% nel 2018 e del 9,2 nel 2019) e che non ha nessuna intenzione di fermarsi: anche se la costruzione della diga ha portato e continua a portare delle forti tensioni con il potente Egitto, che ha paura di vedersi sottrarre la preziossima acqua del Nilo, su cui poggia tutta la sua storia, il suo presente e il suo futuro.

Concludo questa breve recensione con un aspetto che sta condizionando, quasi a livello religioso, il dibattito politico e sociale degli ultimi anni: l’immigrazione. Giuseppe Mistretta, senza troppi peli sulla lingua, scrive chiaramente questo:

Se quindi a partire non sono i più diseredati, ma anzi coloro che dispongono di un minimo di mezzi, si può dedurre che i programmi economici dell’Europa orientati ad accrescere il benessere delle popolazioni africane, paradossalmente, potrebbero comportare come conseguenza una maggiore tendenza a migrare. […] Gli Stati avanzati, e in particolare quelli europei, dovrebbero mettere quindi nel conto delle loro strategie di medio-lungo periodo che, come conseguenza dei sostegni economici e dei nuovi investimenti in Africa, l’innalzamento del livello di vita nel continente potrà verosimilmente comportare una crescita e non una diminuzione dei flussi migratori verso le nostre coste.

In poche parole non sono i più poveri o coloro che scappano dalle guerre a emigrare, come spesso si sente dire come un mantra da coloro che appoggiano senza se e senza ma l’immigrazione indiscriminata verso l’Italia e l’Europa, ma le persone che in questi anni sono riuscite a raggiungere un certo grado di benessere, diciamo la classe media, perché con tremila o settemila dollari, questa è la cifra che gli scafisti di solito chiedono per l’attraversata in gommone, in Africa ci si apre un piccolo business. Qui crolla tutta la retorica ben costruita in questi anni per fare accettare senza condizioni, appellandosi a un criterio umanitario inesistente, le migliaia di clandestini sbarcati sulle nostre coste. Il problema che pone Mistretta è serissimo e ogni governo europeo dovrebbe farsene carico, prima di trovarci impreparati di fronte a una crescita economica dell’Africa che, contrariamente a ciò che si pensa, non tratterebbe affatto gli africani in Africa ma li spingerebbe ancora di più verso l’Europa, con risvolti sociali ed economici che nessuno può prevedere.

Mistretta, Giuseppe, Le vie dell’Africa. Il futuro del continente fra Europa, Italia, Cina e Nuovi Attori, Formigine (Modena), Infinito edizioni, 2020, pp. 126. 



Categorie:Antropologia, Curiosità varie, Economia, Geopolitica, Libri, Natura, Politica, Società, Storia

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