Giovanni Vignali – L’uomo nero e le stragi

Il libro di Giovanni Vignali è un viaggio nella vita criminale del neofascista Paolo Bellini, conosciuto anche come primula nera, e nelle trame oscure delle stragi italiane, in particolare di quelle di Bologna del 1980 e delle stragi di mafia del 1992-1993, avvenute a Palermo, Roma, Firenze e Milano. La vita di Bellini è costellata di omicidi, a partire da quello avvenuto a Reggio Emilia, città di origine del neofascista e della vittima, ai danni di Alceste Campanile, esponente di Lotta Continua. L’omicidio si verificò nel 1975, ma la verità venne alla luce solo nel 1999, quando Bellini si autoaccusò dell’omicidio. Da quel primo omicidio la vita criminale di Bellini sarà costellata di assassini, fughe all’estero, latitanza sotto falso nome, omicida per conto della ‘ndrangheta, furti di opere d’arte, rapporti con i servizi segreti e la mafia, e infine, fatto ancor più tragico, forse esecutore materiale della strage di Bologna del 1980. Infatti in un fotogramma di un video girato da un turista tedesco alla stazione di Bologna, quindici minuti circa prima dell’attentato, è possibile riconoscere una figura del tutto simile al Bellini. Si vede un uomo con i baffi neri e i capelli ricci camminare nella stazione. Bellini aveva sempre negato di essere stato a Bologna in quei giorni e si era costruito un alibi confermato dalla sua famiglia (suo padre, Aldo Bellini, era un ex ufficiale della Folgore e poi proprietario dell’albergo con piscina La Mucciatella, luogo molto conosciuto a Reggio Emilia), ma adesso il fotogramma potrebbe smontare il suo vecchio alibi.

Ma forse il fatto più sconvolgente e assurdo del libro è la descrizione di come l’allora procuratore di Bologna Ugo Sisti, cioè colui a cui spettava le indagine della strage, si trovasse il giorno 4 agosto nell’albergo di Aldo Bellini, a Reggio Emilia. È inspiegabile che il procuratore di Bologna fosse partito da solo, senza scorta e alcun preavviso il giorno 3, quindi il giorno dopo la strage, verso l’albergo La Mucciatella e fosse stato trovato per caso all’interno dell’albergo grazie a una perquisizione della Polizia di Stato di Reggio Emilia: in quanto Paolo Bellini, noto neofascista, era in quei giorni latitante e girava sotto falso nome (come il brasiliano Roberto Da Silva). Quindi l’operazione della Polizia di Stato avvenne in relazione alla strage di Bologna. La relazione della polizia scrisse che il procuratore fu in seguito accompagnato in stazione dal suo grande amico Aldo Bellini. Ugo Sisti giustificò la sua presenza in hotel in quanto sconvolto dalla strage e perché aveva bisogno di un luogo più fresco. Qualche anno dopo, il procuratore, appartenente alla loggia P2, fu processato per questi fatti e venne incredibilmente assolto.

In questo momento il nuovo filone di indagine va avanti sul ruolo avuto dalla primula nera nella strage di Bologna, e non è detto che non si possa aggiungere un tassello in più, o addirittura aprire nuovi scenari, verso la verità storica della strage. Questo dipenderà dalla volontà di Bellini di ammettere le sue responsabilità oggettive nella vicenda e di rivelare segreti in suo possesso (sempre che ci siano e non vadano a depistare le indagini, come spesso è avvenuto in passato con i pentiti). Ad oggi i mandanti individuati e condannati dalla magistratura sono tutti deceduti (Ligio Gelli, Umberto Ortolani, Mario Tedeschi e Federico Umberto D’Amato).

Il libro indaga molto bene anche i rapporti tra Bellini, i servizi segreti, la mafia, la Trattativa Stato-mafia e gli attentati del 1993 a Roma, Firenze e Milano, che andarono a colpire il patrimonio culturale del nostro Paese. Ricordo che Bellini, insieme al fratello e al padre, era anche un trafficante di opere d’arte, quindi un esperto in materia.

Vignali, Giovanni, L’uomo nero e le stragi. Dall’eccidio di Bologna alla Trattativa con la mafia. Il mistero del neofascista Paolo Bellini, Roma, PaperFirst by il Fatto Quotidiano, 2021, e-book.



Categorie:Curiosità varie, Libri, Politica, Società, Storia

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