Andrea Muccioli – Fango e risate. Storia di San Patrignano (1975-1995)

È appena uscito per le edizioni Piemme il libro Fango e risate di Andrea Muccioli, figlio di Vincenzo e fondatore della comunità di recupero per i tossicodipendenti di San Patrignano, nel comune di Coriano, in provincia di Rimini. È un libro lungo 543 pagine, molto sentito e in alcuni punti toccante, in cui si sviscera tutta la storia della comunità. Tutto viene raccontato al presente, come se il passato non fosse mai passato. Andrea Muccioli ha deciso di scrivere questo libro, come egli stesso racconta nell’introduzione, perché indignato dal contenuto del documentario uscito su Netflix nel 2020, SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano, e considerato altamente lesivo della reputazione di suo padre, Vincenzo, e della comunità nel suo complesso. Questo moto di indignazione, unito alla volontà di raccontare i fatti visti dal di dentro e nel contempo di non lasciare campo aperto a chiunque volesse speculare su questa storia, ha creato un libro ricchissimo di informazioni e per nulla scontato. Certamente, il punto di vista è di parte e parziale, racconta pur sempre la storia di suo padre, di sua madre e di suo fratello, eppure Andrea Muccioli non si nasconde dietro delle frasi fatte e di circostanza, non prende le difese a spada tratta dei metodi utilizzati dal padre per arginare e bloccare le crisi di astinenza dei ragazzi, non si prostra di fronte alle scelte di suo padre nella conduzione della comunità. Anzi. È un libro che sorprenderà molte persone.

Dirò brevemente i passi salienti della vicenda raccontata nel libro. La comunità di San Patrignano nasce nel 1978, quando per la prima volta viene accolta una ragazza tossicodipendente, di nome Betty, proveniente dall’Alto Adige. Facciamo un passo indietro: cosa c’era prima della comunità? Andrea Muccioli racconta che sulle colline di Coriano Vincenzo Muccioli acquistò dei terreni per costruirvi sopra un allevamento di cani e successivamente di galline. Piano piano vennero costruiti dei capannoni e una casa. Con Vincenzo Muccioli e sua moglie, Maria Antonietta Cappelli, si aggiunsero altre persone, che sempre più spesso e con tempi sempre più lunghi si fermavano in quella fattoria, se così possiamo chiamarla, costituendo infine un vero e proprio circolo. Andrea scoprirà per caso, rimanendone scioccato, che suo padre era in realtà un medium e che tutte quelle persone che andavano sulle colline di Coriano appartenevano a un circolo cristiano-esoterico chiamato Il Cenacolo. Svolgevano delle sedute spiritiche, decifravano i messaggi dei morti, leggevano i Vangeli, pregavano insieme. Poi, con Betty tutto cambiò. Cominciò a spargersi la voce a Rimini che a Coriano c’era una comunità che accoglieva, senza chiedere soldi, tutte le persone con problemi di tossicodipendenza che lo chiedessero. Si richiedeva solo la massima serietà e la volontà di smettere di drogarsi. Chi entrava veniva avvisato che non poteva più andarsene senza la volontà di Vincenzo Muccioli e chiunque provasse a scappare sarebbe stato inseguito e ripreso, cosa che Vincenzo effettivamente fece centinaia di volte, anche allontanandosi di centinai di chilometri. Così ebbe inizio la comunità di San Patrignano e così andò avanti, con alti e bassi, denunce di maltrattamenti e di sequestro di persona, processi, inchieste giornalistiche pro e contro, polemiche politiche, servizi televisivi, opposizioni ideologiche soprattutto da parte dei comunisti, fino al 1995, anno della morte del fondatore Vincenzo Muccioli. Dopo qualche anno dalla sua fondazione la sua fama aveva raggiunto tutta l’Italia e i ragazzi venivano accolti e arrivavano da tutte le regioni italiane.

Un altro aspetto importante e basilare della storia è l’incontro e amicizia tra Vincenzo Muccioli e il petroliere Gian Marco Moratti. Nel libro si asserisce che i due si conobbero grazie al Cenacolo di Milano, altra diramazione di circoli cristiano-esoterici sorti in Italia in quel periodo, di cui faceva parte Gian Marco Moratti e sua moglie Letizia. Moratti aveva una vera e propria devozione nei confronti di Muccioli, tant’è che mai ebbe l’ardire di esprimere critiche nei suoi confronti e di dimostrarsi contrariato verso le sue scelte e i suoi metodi, a volte violenti ed estremamente duri, nei confronti dei ragazzi della comunità. Asseriva e appoggiava il suo amico in tutto e per tutto, senza obiezioni. I due fecero un patto: Muccioli si sarebbe occupato della comunità senza alcuna intromissione da parte di Moratti, e quest’ultimo invece avrebbe contribuito dal punto di vista finanziario. Il patto non fu mai incrinato o messo in discussione fino alla morte di Muccioli. Come sappiamo, ma nel libro viene appena accennato, Andrea Muccioli è stato escluso dalla direzione della comunità, che egli aveva preso in mano dopo la morte del padre, e di fatto cacciato, nel 2011. Andrea, nel libro, parla spesso del rapporto tra i due amici e di Letizia Moratti. Veniamo anche a sapere che una familiare di Gian Marco Moratti fu accolta all’interno della comunità per qualche tempo. Poi ne uscì chiedendo l’aiuto di Massimo Moratti, fratello di Gian Marco. Tra i due fratelli, a detta dell’autore, non correva buon sangue e Massimo minacciò denunce se la familiare non fosse stata lasciata libera di andarsene. A quel punto non poterono fare altro, contravvenendo alle leggi interne della comunità, che lasciarla andare.

Concludo questa breve recensione, dicendo che il libro racconta anche in prima persona il vissuto personale di Andrea Muccioli. Ci sono tanti episodi della sua vita, tanti viaggi, tante disavventure, tanti ragazzi conosciuti nella comunità, tanti ragazzi morti per la droga, sofferenze, a volte gioie, dubbi, pene, scontri duri con il padre, e periodi altrettanto pesanti da sopportare, di un ragazzo che a quindici anni si è visto sottrarre il padre, che anche la madre, come Moratti, appoggiava in toto e che anzi spesso spronava ad andare avanti, perché questo era ciò che voleva Dio, che ci si sente spesso in sintonia con il suo malessere e con la sua rabbia. Dai quindici anni in su dovette condividere suo padre con migliaia di altri figli adottivi, che Vincenzo sentiva come suoi e nel contempo sentiva la forte responsabilità nei confronti dei genitori, che gli affidavano questi figli persi come ultima spiaggia. Genitori distrutti, umiliati, senza più alcuna speranza. Alcuni di questi genitori erano ricchi e famosi, come Paolo Villaggio, Enrico Maria Salerno, la stessa famiglia Moratti e altri. È un libro che fa riflettere, che ci pone delle domande morali, che ci mette di fronte all’inferno dell’eroina e dei metodi messi in campo per combatterla, da persone, è bene ricordarlo, che non avevano nessuna conoscenza in materia e che certamente non erano professionisti del settore. Eppure nel loro grande sforzo e con metodi talvolta discutibili e violenti, hanno tirato fuori dalla droga migliaia di ragazzi.

Muccioli, Andrea, Fango e risate. Storia di San Patrignano (1975-1995), s.l., Piemme, 2021, pp. 543.



Categorie:Libri, Politica, Società, Storia

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